VINADIO, IN CAMMINO TRA STORIA, NATURA, ARTE E GIGANTI!

Tra maggio e settembre del 2017 ho vissuto a Cuneo per lavoro ed ho avuto la fortuna di andare alla scoperta (come al mio solito) di tantissimi posti avventurosi nascosti nelle vallate circostanti. Uno di questi è Vinadio, nell’alta Valle Stura. Già il nome di questa meravigliosa cittadina nasconde in sè una storia davvero unica. Secondo un’antica tradizione infatti, Vinadio è la traduzione italiana del nome occitano “Vinai” che potrebbe essere la contrazione di “Vin aigre – vino aspro”. A testimonianza di questa teoria ci sarebbe anche lo stemma del Comune, in cui è rappresentato un grappolo d’uva. Ma partiamo dall’inizio di questa storia che ci porterà all’interno di un cammino unico, dove arte, natura e cultura si fondono con le storie delle persone di queste terre. Dove si trova la Valle Stura? e chi sarebbero questi Occitani?

LA CULTURA OCCITANA

La Valle Stura inizia a Borgo S. Dalmazzo, in Piemonte, anche se l’inizio simbolico di questa valle si può collocare idealmente nel centro di Cuneo, in quel corso Francia che punta rettilineo in direzione del colle della Maddalena. Dopo i borghi di Gaiola e Moiola, la Valle si apre in corrispondenza dell’abitato di Demonte, per proseguire poi in salita fino a Vinadio. Proprio tra queste montagne risiede ancora oggi quello che rimane della cultura Occitana in Italia. Non sapete bene cosa sia? Ora ve lo racconto meglio.

L’Occitania non è una Nazione, né è mai esistita come tale. Si tratta di alcuni territori del sud della Francia, della Spagna (a ridosso dei Pirenei) e del Piemonte sud-occidentale, in cui le persone parlano un lingua speciale, detta d’Oc, che non è né italiano, né francese e né spagnolo ed hanno una cultura e tradizione proprie. La prima volta che questo nome è comparso nella storia è stato intorno al XII secolo, quando la Francia non era l’entità statale che attualmente è e molti feudi iniziarono a parlare una lingua comune a metà tra lo spagnolo, il francese e l’italiano. Nello stesso periodo in cui si diffuse questa lingua, nelle stesse regioni, si diffuse anche il catarismo, una nota eresia cristiana con una propria organizzazione ecclesiastica, parallela a quella ufficiale romana presente sul territorio. Questo portò alla nascita di diverse tradizioni, feste, canti e balli popolari che ancora oggi riscaldano gli inverni in queste montagne. All’interno del Forte di Vinadio c’è una sezione del Museo interattivo della “Montagna in Movimento” in cui è possibile rivivere tutto ciò. Davvero molto, molto bello.

IL FORTE ALBERTINO

By Twice25 – Self-photographed, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1217528

Andare a Vinadio e non visitare il Forte Albertino è praticamente impossibile. La Fortezza fiancheggia tutto il paese a ponente e con una lunghezza di circa 1.200 metri è una delle strutture difensive militari più importanti di tutto l’Arco Alpino. Nonostante la sua maestosità, la struttura costruita nel 1834 per volontà di Carlo Alberto di Savoia non non fu mai teatro di scontri e la sua importanza andò con il tempo a scemare. E aggiungo: per nostra fortuna! Questo suo mancato utilizzo prettamente militare infatti l’ha aiutata a preservarsi dalle rovine del tempo. All’interno, il Forte ospita il museo “Montagna in movimento”. Come accennato sopra, il museo è davvero molto particolare, oserei dire alternativo. Racconta la storia di come in passato ad essere al centro del mondo non fossero le città o le capitali, ma le montagne! E lo fa in maniera davvero emozionante, attraverso l’uso di linguaggi multimediali innovativi come la virtual reality.

L’INCREDIBILE STORIA DEI GIGANTI DI VINADIO

Alle porte della fortezza, sul ciglio della strada che collega l’Italia con la Francia, due figure imponenti presidiano e sorvegliano l’abitato. Si tratta dell’opera dell’artista scozzese David Mach, che ricorda i giganti Battista e Paolo Ugo di Vinadio. La loro storia sembra quasi una fiaba dei fratelli Grimm. Non posso non raccontarvela!

Tutto ebbe inizio proprio qui, a cavallo tra Ottocento e Novecento. Battista nacque il 21 giugno 1876, mentre Paolo il 28 giugno 1887. Il papà Antonio e la mamma Maria Teresa erano gente umile e operosa. Si accorsero subito di aver dato alla luce due bimbi eccezionali: due giganti. I fratelli crescevano in fretta, si prodigavano per contribuire al sostentamento della famiglia lavorando come potevano, come contadini, pastori e taglialegnama, ma vestirli era un’impresa e sfamarli forse lo era ancora di più. Pensate che Battista era alto due metri e sessantacinque centimetri, mentre Paolo era poco più basso. 

Nell’autunno del 1891 il maggiore viene mandato dal padre oltre le Alpi, in Francia, per lavorare come boscaiolo a Barcellonette. Qui viene notato dal proprietario di un circo itinerante che gli propone di unirsi al carrozzone prospettandogli guadagni e notorietà. Battista accetta e da quel momento divenne il fenomeno da baraccone conosciuto in tutto il mondo. Nel 1905 Paolo decise di seguire il fratello. Tutto quello che guadagnavano lo spedivano a casa, tutti conoscevano i Géants des Alpes, ovvero i Giganti delle Alpi. Il loro cappello a cilindro nero ed il loro bastone da passeggio fece il giro d’Europa. Il 15 febbraio del 1914 Paolo morì, a soli 26 anni, a causa di una brutta malattia, e Battista rimase solo. Con il morale a pezzi ma con un nuovo contratto in tasca, decise lo stesso di partire alla volta dell’America, per entrare a far parte del Circo Barnum&Bailey di New York. Ma la sua vita non era più la stessa, e nemmeno lui lo era. Vestito in maniera sempre più ridicola, lontano dalla sua terra e dai suoi affetti, il gigante di Vinadio cominciò a lasciarsi andare.

Battista morì dopo soli due anni da suo arrivo in America. Il New York Times del 24 aprile del 1916 scrisse: “Muore gigante del circo: soffriva di nostalgia di casa”.

Il SANTUARIO DI SANT’ANNA

Per concludere questo fantastico percorso nella storia e nelle storie delle persone, non c’è miglior modo che salire fisicamente (o anche solo con l’immaginazione) fino al santuario di Sant’Anna di Vinadio. Pensate che si trova ad un’altitudine di 2010 metri e giustamente è il santuario più alto d’Europa. Le sue origini risalgono al Medioevo, quando era un ospizio per viandanti. Oggi la chiesa, che si affaccia su di un belvedere davvero mozzafiato, meta di numerosi pellegrinaggi italiani e francesi, è aperta solo nel periodo estivo. La festa patronale cade ogni anno il 26 luglio ed è davvero un’occasione unica per ammirare dall’alto tutta la vallata.

VERSILIA – UN TUFFO NEGLI ANNI ’60

Quando pensiamo all’estate italiana non possiamo non nominare la Versilia, ovvero alla striscia di costa in provincia di Lucca che va da Pietrasanta a Stazzema, passando per la magica Forte dei Marmi.

Alzi la mano chi non ha mai visto il film “Sapore di mare”! Ogni italiano che abbia acceso almeno una volta nella vita la tv, lo conosce o mente. La commedia di Carlo Vanzina del 1983 fa sempre sognare, così la città che l’ha ospitata: Forte dei Marmi. Un lungomare indimenticabile fatto di bagni dai caratteristici colori estivi di giorno e di locali ricchi di movida di sera.

Siete pronti per un tuffo nei mitici anni sessanta? Vamos!

Marina di Pietrasanta

Un week end in Versilia è perfetto quando si desidera godere di un po’ di relax, anche se il tempo non è dei migliori e non è possibile fare il bagno al mare. Per soggiornare in Versilia io consiglio sempre Marina di Pietrasanta, vicinissima a Forte dei Marmi ma decisamente più economica.

La cosa più bella di questa costa è la comodità di poter lasciare la macchina parcheggiata vicino alla costa, di fronte all’hotel o dovunque tu voglia senza dover pagare l’ira di Dio per un parcheggio. Se vai in Versilia c’è un solo mezzo per muoverti: la bicicletta.

Ci sono numerosi hotel lungomare che offrono questo servizio, altrimenti potete noleggiarla pagando circa 15 euro al giorno (l’importante p che non fate il noleggio a ore che non conviene!).

Forte dei Marmi

Da Marina di Pietrasanta, il Forte (come lo chiamano tutti da queste parti) dista solo 10 minuti di bicicletta ed è davvero una chicca. Il lungomare è incantevole. Si respira la stessa atmosfera, a tratti pacata e a tratti super frizzante dei magici anni 60. Il bagno dove hanno girato il film “Sapore di mare” si chiama “Marechiaro”, esiste ancora ed ha gli stessi ombrelloni e le stesse cabine color verde acqua di allora. 

Oltre al bagno però c’è una tappa del Forte assolutamente da non perdere: “La Capannina di Franceschi”. Questo locale, famoso per l’intramontabile piano bar di Jerry Calà, in realtà è stato uno dei protagonisti dell’estate italiana per decenni. Pensate che è stato aperto nell’estate del 1929 e già allora era famosissimo. Presso la Capannina si ritrovavano nobili come Della Gherardesca, Rospigliosi o Sforza, intellettuali come Montale, Ungaretti e Primo Levi ed esponenti di spicco del regime fascista come Ettore Muti e Italo Balbo. Negli anni del boom economico poi il locale ha raggiunto la fama internazionale e molti artisti come Édith Piaf, Patty Pravo e Ray Charles hanno cantato qui. 

La Capannina è il primo ristorante ad aver inventato la cosiddetta “Cena Spettacolo” ed è davvero una tappa imperdibile di questa terra.  Ancora oggi il locale mantiene la sua veste originale (post incendio del 1939), c’è una pista da ballo centrale tipica degli anni 30, un loggiato che corre tutto intorno alla pista come si usava allora e naturalmente un magnifico pianoforte a coda per il piano bar. A differenza di altri locali della zona inoltre è caro ma non carissimo, e ne vale veramente la pena.

La Capannina è aperta tutti i giorni dell’anno, nel corso della sua lunga storia è rimasta chiusa solo in due occasioni: per la seconda guerra mondiale e a causa del Covid.

Pietrasanta

Lasciando per un attimo da parte le nostre biciclette (i più coraggiosi potranno spostarsi anche in questo caso tramite queste), a pochi km dalla costa, in cima ad una collina sopra a Marina di Pietrasanta troviamo la città di Pietrasanta, capoluogo storico della Versilia e capitale della lavorazione del Marmo. La città ha origini medioevali ed è un vero e proprio museo a cielo aperto. Qui hanno scelto di stabilirsi molti artisti tra cui Botero. Passeggiando per l’elegante centro storico si può ammirare il bellissimo Duomo di San Martino, il Teatro Comunale e la Chiesa di San Francesco. La lavorazione del marmo in questa cittadina vanta una tradizione secolare. Vi consiglio di entrare in qualche laboratorio per ammirarne il segreto. Uno dei tanti è l’antico Studio Cervietti di via Sant’Agostino.

LE 5 CITTA’ SATURNIE: VIAGGIO NELLA MISTERIOSA CIOCIARIA DEI ROMANI

La Ciociaria è una terra ricca di antichi borghi e natura, ma non solo. Ho vissuto per un breve periodo a Latina ed ho scoperto che in provincia di Frosinone esistono cinque città quasi magiche, la cui origine si perde nel mito. Si tratta delle cinque città saturnie:  Alatri, Anagni, Arpino, Atina e Ferentino (una volta chiamata Antino). Ancora oggi non è stato possibile definire con esattezza la data di fondazione di questi centri. La tradizione vuole che sia stato lo stesso dio Saturno ad erigerle durante l’età dell’oro (aurea aetas), mentre l’archeologia classica ipotizza che siano stati i popoli che abitavano queste terre prima dei romani, ovvero gli Ernici, i Volsci ed i Pelasgi. Quello che è certo è che in ognuna di queste città ritroviamo le stesse mura ciclopiche, costituite da enormi megaliti incastrati alla perfezione, senza l’ausilio di alcuna malta o cemento di sorta. Il mistero riguarda proprio queste mura. Oltre al fatto che non è chiaro come siano state costruite, la cosa più strana è che il perimetro di alcune di esse sembra ripercorrere quello disegnato nel cielo dalla costellazione dei gemelli. 

Mille storie in una, borghi silenziosi ed antichi come la notte dei tempi, tutto questo e molto altro è la Ciociaria, una terra autentica e magica. Siete pronti a partire con me?

ATINA

Ph. Arkytech

Il nostro viaggio nella Ciociaria più misteriosa inizia da Atina. Visitando la città ci si accorge subito che la parte antica è completamente arroccata su di un colle. Gli antichi abitanti di questa terra l’avevano resa talmente inespugnabile che lo stesso Virgilio, alla fine del I secolo, la chiama “Atina potens”, ricordando la forza e la tenacia con la quale la città aveva affrontato Roma prima di soccombere. La piazza dedicata a Saturno e la cattedrale che sorge sopra l’antico tempio testimoniano le origine mitiche della città. 

ARPINO

Da Atina risaliamo il basso Lazio fino ad Arpino, città natale del console Caio Mario e di Marco Tullio Cicerone. Fin dai tempi dei romani queste nascite illustri hanno costituito il vanto della città. Una scritta in latino sopra alla Porta Napoli recita più o meno così:

“O viandante, stai entrando in Arpino, Fondata da Saturno, Citta’ dei Volsci, Municipio dei Romani, patria di Marco Tullio Cicerone principe dell’eloquenza e di Caio Mario sette volte console. L’aquila trionfale, prese il volo da qui all’impero, sottomise a Roma tutto il mondo. Riconosci il suo prestigio, e vivi in salute.”

Partendo dalla Piazza Municipio, dove si erge la statua del famoso oratore romano, nato ad Arpino il 3 gennaio del 106 a.C., si può risalire fino all’acropoli, chiamata “Civitavecchia”. Qui possiamo osservare da vicino sia la torre medievale che le mura ciclopiche. Lo storico Tito Livio racconta di rocche ciclopiche volsce esistenti nella zona già quattro secoli prima della nascita di Gesù. 

ALATRI

Alatri è il cuore della Ciociaria e sorge alle pendici dei Monti Ernici, sul confine tra Lazio e Abruzzo. Anche ad Alatri troviamo la stessa pianta delle altre città saturnie. Nel punto più alto della città sorge l’acropoli, detta “Civita”. La cinta muraria, con un perimetro di oltre due chilometri e uno spessore massimo di circa dieci metri, circonda l’acropoli e svetta sulla vallata circostante. Ad Alacri l’astronomia torna ad essere chiamata in causa in quanto i vertici dell’acropoli 

replicano con buona approssimazione la già citata costellazione dei Gemelli. La città ha avuto fortune alterne durante i vari periodi storici ma è ricca di monumenti e chiese di notevole pregio. Una tra tutte, la Basilica di San Paolo, che sorge sull’antico tempio dedicato a Saturno ed oggi ospita una reliquia sacra: un’ostia trasformatasi miracolosamente in carne nel XIII secolo.

FERENTINO

Ph. Pietro Scerrato

Anche Ferentino si presenta come una città arroccata su di un colle, con un’acropoli e delle enormi mura ciclopiche. La differenza di questo piccolo centro sta nella conservazione dei suoi monumenti. Ancora oggi è possibile percorrere tutto il perimetro delle mura ed ammirare la bellezza di ben sei porte della città su nove, in perfetto stato di conservazione. Tra queste spiccano la porta pentagonale e la porta sanguinaria, probabilmente così chiamata per il transito sotto di essa dei condannati a morte. Un’altra piccola chicca è il Mercato Romano coperto, edificio risalente all’epoca sillana (I sec. c.C.) composto da un’aula lunga 24 metri in cui affacciano cinque botteghe coperte da volte a botte. Essendo perfettamente conservato, anche il mercato è tutt’oggi visitabile.

ANAGNI

L’ultima tappa di questo viaggio è Anagni, anche conosciuta come città dei Papi. Prima di diventare la città dei Papi però Anagni è stata a lungo la capitale degli Ernici. Risalgono a questo periodo infatti i famosi “Arcazzi”, ovvero archi di megaliti che dovevano sorreggere strutture davvero maestose che oggi possiamo solo immaginare. La storia di questa città però è indissolubilmente legata a quella della Chiesa. Qui infatti sono nati ben quattro papi. Il più famoso è Bonifacio Ottavo, protagonista dell’episodio passato alla storia come “lo schiaffo di Anagni”. Anche se sembra il titolo di una delle commedie teatrali di Plauto, in realtà è un episodio realmente accaduto. Papa Bonifacio VIII fu schiaffeggiato non tanto fisicamente quanto moralmente dal re di Francia Filippo IV detto “Il bello” che entrò ad Anagni con le sue truppe per occuparla in seguito alla scomunica del Papa. La vicenda è molto importante poiché dopo la morte di Bonifacio, avvenuta un mese dopo lo “schiaffo”, la Chiesa decise di trasferire la sede papale ad Avignone.

SICILIA ON THE ROAD – TOUR DELLA SICILIA ORIENTALE

E’ iniziata l’estate e per me, estate, significa Sicilia! Migliaia di anni di storia ed un mare eccezionale rendono questa regione davvero unica. Per visitarla tutta non basterebbe un mese. In questo articolo vi presento il tour della Sicilia orientale.

MODICA

Sveglia a Modica. Siamo in Sicilia ma per ora vediamo solo montagne. Ebbene si, Modica è incastonata tra montagne e canyon e meraviglia ancora di più proprio per questo. La città non è famosa solo per la sua cioccolata (che è fantastica e poi vi spiego perché) ma anche per la sua strana storia. Modica sorge infatti sulla confluenza di due fiumi che dividono l’altopiano in quattro colline: Pizzo a nord, Idria ad ovest, Giganta ad est e Monserrato a sud. Durante i primi del ‘900 il letto di questi due fiumi fu coperto e diventò l’asse principale della città: Corso Umberto I. La cosa veramente strana è che questi due fiumi, soprattutto il Modicano che era perenne, non si erano mai prosciugati, anzi! Pensate che per attraversarli, tra il Settecento e l’Ottocento, furono costruiti ben 17 ponti, e la stessa Enciclopedia Treccani, nell’edizione del 1934, definì Modica come una delle città più singolari d’Italia dopo Venezia. Un’altra cosa eccezionale di questa città è la straordinaria struttura delle abitazioni, molte delle quali ricavate nella roccia. Modica è un susseguirsi di scalinate, vicoli e viuzze che all’improvviso sbucano in piazzette dominate da maestose cattedrali barocche. Da rimanere senza fiato!

Come?! Sto dimenticando qualcosa? E’ vero! Il cioccolato!

La ricetta del cioccolato modicano deriva direttamente da quella atzeca, grazie al dominio degli spagnoli. La lavorazione, rigorosamente artigianale, avviene a bassa temperatura, cosa che impedisce alla pasta di cacao di fondersi con lo zucchero, creando una cioccolata fondente, leggermente granulosa, non soggetta a liquefarsi fra le mani con il caldo e dal gusto assolutamente strepitoso! Non vi ho convinto? Provate per credere!

PORTOPALO DI CAPOPASSERO

Va bene la montagna, vanno bene i canyon ma vi starete chiedendo….il mare?! Eccovi accontentati!

La seconda tappa è a Portopalo di Capo Passero, il borgo marinaro più a sud di tutta la Sicilia. Tutte le sue spiagge sono favolose, ma ce n’è una che ho da sempre nel cuore. Volete sapere quale? L’Isola delle Correnti ovviamente.  

Qui il mar Ionio ed il mar Mediterraneo si incontrano e si scontrano, creando appunto delle correnti. Lo spettacolo è visibile anche ad occhio nudo e si può riconoscere il punto esatto dell’incontro grazie al colore dei due mari.

MARZAMEMI

Foto di Peter H da Pixabay 

Da qualche anno è stato preso d’assalto dai turisti ma il borgo marinaro più famoso di Sicilia è, e rimane sempre, un gioiello della storia dell’isola. Il borgo è prosperato infatti grazie al piccolo porticciolo e all’importante tonnara che vi sorge vicino. La pesca è stata abbondante fino al dopoguerra; la tonnara è stata chiusa definitivamente solo nel 1969. Oggi l’intera cittadina appare come il set di un film, perfetta nelle sue basse casine colorate e piena di localini dove assaggiare le prelibatezza del posto. Ad agosto può diventare un’impresa trovare parcheggio, ma vale la pena assaggiare il tonno rosso con i pomodorini pachino accompagnato da un bel bicchiere di Nero D’Avola!

SIRACUSA

Proseguiamo il nostro tour della Sicilia orientale con sua maestà Siracusa, una città dalla storia millenaria, capitale della Magna Grecia e una delle mie città preferite in assoluto (anni di indottrinamento da parte del mio liceo classico sono serviti a qualcosa).

Annoverata tra le più vaste metropoli dell’età classica, Siracusa primeggiò per potenza e ricchezza con Atene, la quale tentò invano di assoggettarla. Passeggiare tra le sue vie dà i brividi, tutto è così bianco e perfetto da sembrare un sogno. Non è difficile immaginare come dovesse sentirsi fiero Archimede, che qui è nato e vissuto fino alla sua morte. La città si sviluppa in parte sulla terraferma ed in parte sull’isola di Ortigia, centro storico cittadino tanto amato dal tiranno Dioniso. A Siracusa tutti possiamo percepire il valore storico, artistico culturale del nostro bel Paese anche senza essere laureati in Storia e Critica d’Arte.

Una menzione speciale merita il Teatro Greco di Siracusa. Qui Eschilo rappresentò nel 470 a.C. la sue tragedia “Le Etnee“. Vale la pena fare un salto nei pressi del colle Temenite per visitarlo.

BRUCOLI

Se volete stare alla larga dal caos e vedere lo stesso un piccolo villaggio di Pescatori , vi consiglio Brucoli, nel comune di Augusta. Secondo quanto racconta Tucidide nella sua “Guerra del Peloponneso” (VI,4), qui giunsero i primi greci da Megara, che sulla sponda del fiume Pantakyas fondò un borgo, a cui diede il nome di Tròtylon. La storia greca qui si fonde con quella della dominazione spagnola, che ha lasciato un segno importante tramite il Castello Aragonese. Proprio di fronte a quest’ultimo potete trovare uno dei locali più carini del paese: il Sud Cafè. Consigliatissimo.

CATANIA

Risaliamo la costa orientale per approdare a Catania, penultima tappa del nostro tour. La città sorge ai piedi dell’Etna (per chi non lo sapesse, è il vulcano attivo più alto d’Europa) ed è attraversata da un fiume sotterraneo che si chiama “Amenano”. Anche se può sembrare strano, l’odore che pervade le vie di questa città non è quello del pesce, ma semmai quello della carne alla brace. Questo perché Catania è la patria della carne di cavallo e sui marciapiedi della città non è difficile incontrare sedie e tavolini di ristoranti che la stanno cucinando, soprattutto se passate in Via del Plebiscito. Seconda città della Sicilia per popolazione, Catania non è seconda a nessuno per quantità di monumenti e storia. Ecco qua un piccolo elenco di cose che è possibile vedere:

  • Piazza Duomo
  • Fontana dell’Elefante
  • Cattedrale di Sant’Agata
  • Via Etnea       
  • Teatro Massimo Vincenzo Bellini
  • Monastero dei Benedettini
  • Castello Ursino

TAORMINA

Chiudiamo il nostro viaggio con la splendida Taormina. La città è situata su una collina a 206 m di altezza sul livello del mare, sospesa tra rocce e mare, su un terrazzo del monte Tauro. Taormina è stata per tutto il XX secolo una città turistica prettamente invernale per un turismo ricco ed individuale, frequentata da scrittori di fama internazionale, nobili, reali ed attori. Oggi ha riscoperto anche un turismo estivo, più popolare, che sta portando alla ribalta anche i borghi che si trovano ai suoi piedi, come Giardini Naxos e Letojanni. Qui potrete trovare B&B dove alloggiare a costi più moderati ed ottimi ristoranti di pesce. Ai piedi di Taormina si trova anche Isola Bella, la perla del Mediterraneo. A lungo l’isola (che con la bassa marea diventa penisola) è stata proprietà privata di vari imprenditori. Oggi è passata alla Regione Sicilia, che l’ha classificata “Monumento naturale”. Il mio consiglio è quello di scendere a visitarla la mattina presto per evitare di non trovare posto in spiaggia.

Ed ecco la cartina del Tour, 251 km di amore puro. Chiunque voglia raccontarmi il suo viaggio in Sicilia può farlo, scrivendo a ZeroFiltri2020@gmail.com oppure utilizzando l’apposita form del sito nella sezione “Scrivimi”.

IL TEATRO PIU’ PICCOLO DEL MONDO? SI TROVA IN UMBRIA ED ECCO LA SUA STORIA

Il Teatro all’italiana più piccolo del mondo si trova in Umbria, e molto più precisamente a Monte Castello di Vibio, un piccolo borgo a forma di cuore in provincia di Perugia.

Prima di scoprire dove si trova questa incantevole bomboniera e come fare per visitarla, voglio raccontarvi la sua storia. Pensavo di conoscere tutto dell’Umbria (forse il bello accade proprio quando si pensa di sapere tutto di qualcosa) e poi ho scoperto questo posto magico, che non ti aspetti di trovare in un paese di 1500 abitanti, a 422 metri di altitudine.

Il Teatro della Concordia è stato inaugurato nel 1808, progettato in pieno clima post rivoluzione francese del 1789 ed è stato infatti intitolato proprio a quella “concordia tra i popoli” che si andava ricreando in Europa agli inizi dell’ottocento. Il Teatro è nato per volontà di nove famiglie benestanti locali (che si sono poi divise i palchetti all’interno) che desideravano costruire un luogo di divertimenti e riunioni (c’era anche un caffè-salotto) per Monte Castello di Vibio. Il teatro, si legge in un documento dell’epoca, venne costruito piccolo, a misura del suo paese. E così infatti è stato! Pensate che offre appena 99 posti a sedere suddivisi tra palchi e platea.

Piccolo ma non per questo di minor pregio! Come hanno lasciato scritto le famiglie che l’hanno fortemente voluto infatti: “la civiltà non si misura a metri quadri e cubatura“. Il Teatro fu affrescato da Luigi Agretti. Il giovane accompagnò suo padre Cesare in Umbria da La Spezia e realizzò nell’estate del 1892 delle opere meravigliose. Aveva solo quattordici anni. Tra le particolarità, un orologio sul proscenio dipinto a trompe l’oil, con le lancette ferme sulle ore 20:30, orario di inizio degli spettacoli.

Nel teatro vennero rappresentate tantissime opere, anche durante la prima e la seconda guerra mondiale. Pensate che nel 1945 il teatro ospitò l’allora giovanissima Gina Lollobrigida, che a Monte Castello recitò in “Santarellina” di Scarpetta, una commedia di L. Tenneroni.  Nel 1951 il teatro fu chiuso per inagibilità. Treant’anni dopo, nel 1981 fu espropriato dal comune e totalmente restaurato.

Esistono anche altri teatri in Europa con meno di 100 posti, ma il Teatro della Concordia si distingue in quanto l’unico di queste dimensioni a riprodurre tutti i criteri goldoniani dei grandi teatri all’italiana e perciò rappresenta una particolarità unica dal punto di vista architettonico, storico e culturale.

Come raggiungere Monte Castello di Vibio: Il paese è raggiungibile da nord in auto, tramite l’autostrada A1 Firenze-Roma, uscita Valdichiana e da sud, uscita Orte. Per quanto riguarda i treni invece, la stazione più vicina è Fratta Todina – Monte Castello di Vibio ma è necessario prendere la linea dei treni a velocità ridotta della Centrale Umbra.

Come fare per visitare il teatro: Il teatro è visitabile sabato, domenica e festivi. La prenotazione online è obbligatoria. Per prenotare una visita (max 8 persone per volta) basta scrivere una mail a prenotazioni@teatropiccolo.it indicando: nominativo, orario di visita, telefono e numero di persone.

FRANCIACORTA, 5 TAPPE CHE FANNO BENE ALLA MENTE E AL CUORE (UN PO’ MENO AL FEGATO) – VIDEO

Pronti per il week end? Mascherina e via! In questo articolo voglio presentarvi un itinerario semplice ma ricco di cose da vedere attraverso una delle strade più rinomate d’Italia, ovvero quella dei vini della Franciacorta!

Il percorso si snoda tra Brescia ed il Lago d’Iseo, attraversando colline di vigneti e luoghi ricchi di arte e di storia, piccoli borghi in pietra, torri e castelli medievali. Possiamo scegliere se fare questo percorso a piedi, in bici o anche in macchina ( sono all’incirca 20 km). L’importante è tenere gli occhi bene aperti!

Prima tappa: Abbazia Olivetana di S. Nicola

La partenza è a Rodengo Saiano, dove sorge l’Abbazia Olivetana di San Nicola. E’ proprio grazie ai monaci noti per il loro caratteristico abito bianco che queste terre acquitrinose e incolte sono diventate terreni coltivati, colline ricche di frutteti e vigneti, che oggi chiamiamo “Franciacorta”.  La loro storia si intreccia inevitabilmente con quella di questa terra. I monaci si presero cura di questo territorio e per questo le corti monastiche furono ricompensate con il riconoscimento di “francae curtes”, cioè “corti franche”, ovvero esenti dal pagamento di dazi e tributi. Il complesso dell’Abbazia è una chicca dell’architettura religiosa dell’XI secolo. Piccolo consiglio: non passateci in fascia pranzo perché lo troverete chiuso.

Seconda tappa: Castello di Passirano

Superata la prima tappa, passiamo alla seconda. Distante appena 5 km. Si tratta del Castello di Passirano, eretto a cavallo tra il X e il XIV secolo per garantire un rifugio agli abitanti della zona in caso di attacco. Il Castello è interamente circondato dai vigneti della cantina Ca’ del Bosco ed è davvero qualcosa di magico, un gioiello di storia medievale nel cuore della Franciacorta.  Passeggiare lungo le sue mura ed attraversare i vigneti che lo circondano è un’esperienza che fa bene alla mente e al cuore.

Terza tappa: Abbazia di San Pietro in Lamosa

Proseguendo il nostro cammino arriviamo a Provaglio d’Iseo, in prossimità del lago. Qui possiamo ammirare la bellissima Abbazia di San Pietro in Lamosa che affaccia direttamente sulle Torbiere. Svoltata l’ultima curva prima di arrivare  destinazione potreste all’improvviso sentire la musica del trono di Spade, è normale, tranquilli, la sua monumentalità fa questo effetto. L’abbazia costituisce un piccolo borgo che potrete attraversare in lungo e in largo. Purtroppo la maggior parte dei locali sono chiusi al pubblico in quanto proprietà privata.

Quarta tappa: Riserva naturale Torbiere del Sebino

Dopo la storia, l’arte e la cultura è arrivato il momento di immergerci nella natura. Quale miglior occasione delle Torbiere del Sebino? Che cosa sono? Ora ve lo spiego. Le Torbiere sono una zona umida molto importante per la sua biodiversità. Ciò si deve alla varietà di habitat e di specie, acquatico-palustri, pregiate o di interesse comunitario presenti nel territorio, rare o a rischio di estinzione in Lombardia e in Italia. Meta ottimale per fare birdwatching, le torbiere sorgono all’interno di un territorio paludoso cui si può accedere da numerosi percorsi immersi nella natura. Uno di questi inizia proprio dall’Abbazia di San Pietro in Lamosa. Scendete fin sopra al ponte che le attraversa e cercate di avvistare quanti più animali possibili! Occhio a dove mettete i piedi però.

Quinta tappa: Cantina Berlucchi

Eccolo qua, il momento del fegato! Salutatelo, perché non lo sentirete più, almeno per un po’. Dopo le Torbiere, riprendiamo il percorso che ci porta dritti dritti in cantina. In Franciacorta ci sono tantissime etichette importanti, ho deciso di inserirvi questa perché è la più antica. Arriviamo così all’ultima tappa di questo percorso, a Borgonato. La cantina Guido Berlucchi è posizionata in cima ad una collinetta e si distingue per la sua regalità. A strisce colorate infatti il borgo si riconoscerebbe anche a chilometri di distanza. Il suolo morenico, poco fertile e molto drenante, l’azione mitigatrice del lago d’Iseo e le correnti fresche della Valle Camonica assicurano ai vigneti Berlucchi le condizioni ideali per la nascita di un fenomeno enologico consacrato dal disciplinare produttivo del Metodo Classico più severo al mondo. E’ possibile prenotare una visita in cantina direttamente online a sito www.berlucchi.it Il costo è di 25 euro a persona ma ne vale veramente la pena. Le cantine si trovano a 10 metri sotto terra e risalgono al 1600!

FRANCIACORTA – VIDEO DELLE 5 TAPPE

QUANTE STORIE PUO’ RACCONTARE UNA CITTA’? SCOPRILO A SPOLETO

Ogni storia ha il suo inizio. La mia inizia qui.

Sono nata a Spoleto il 25 maggio del 1988. Nel cuore verde d’Italia. Qui ho lasciato il mio cuore e anche un sacco di amici! Spoleto è una cittadina molto tranquilla ma con un sacco di storie da raccontare. La sua origine risale alla preistoria; la città è stata molto volte protagonista durante i secoli. Prima come colonia romana, poi come capitale del Ducato longobardo, Spoleto ha visto la nascita di numerosi santi ed il passaggio di altrettanti famosi personaggi storici. Per tutti quelli che vogliono fare tappa qui nei prossimi mesi, ma anche per coloro che non potranno viaggiare ma vogliono comunque conoscere questa città, ecco il mio piccolo tour virtuale con le storie che nessuno vi dirà mai!

1. La Rocca

Non si può non iniziare questo viaggio se non dalla Rocca che sovrasta la città dall’alto del colle Sant’Elia.

Proprio sulla sommità di questo colle infatti sono stati ritrovati reperti che testimoniano i primi insediamenti risalenti all’età del bronzo. Oggi qui sorge la Rocca Albornoziana, dal nome del cardinale spagnolo Egidio Albornoz, che presiedette i lavori.

La fortezza fu voluta da papa Innocenzo VI, per rafforzare l’autorità della Chiesa nei territori dell’Italia centrale, in vista del ritorno del Papa a Roma, dopo i settant’anni di cattività avignonese. La storia della Rocca si intreccia con quella di uno dei personaggi femminili più famosi del 1500: Lucrezia Borgia. Qui infatti suo padre, papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia, spedì Lucrezia a governare la città di Spoleto. La bellissima dama bionda dagli occhi azzurri fu la prima prima donna Governatrice nello Stato della Chiesa. Lucrezia rimase solo qualche mese in città ma ne combinò di tutti i colori. La storia della sua famiglia e dei suoi matrimoni finiti in tragedia potete trovarla su numerosi siti. Quello che posso dirvi io invece, non lo troverete in giro. E’ un segreto tra spoletini! Si dice infatti che anche a Spoleto Lucrezia si circondò di amanti che fecero una fine particolarmente atroce… la figlia del Papa infatti era solita ucciderli tagliandogli la testa e gettandola nel fiume Tessino! Le teste dei poveri malcapitati poi, dalla Rocca scendevano lungo il corso del fiume fino all’altezza di Piazza Garibaldi, dove riemergevano sotto il Ponte Sanguinario, che da allora ha questo nome (nella foto si vede il letto del fiume, oggi privo di acqua, visto dal ponte sanguinario).

Dal 1817 la Rocca fu adibita a carcere fino al 1982. Dopo anni di impegnativi restauri, oggi è sede permanente del Museo nazionale del Ducato di Spoleto. Il costo del biglietto intero è di € 7,50.

2. Il Ponte delle Torri

Immaginiamo di essere ancora sulla Rocca. Facciamo tutto il giro delle sue mura, guardiamo la città dall’alto e… taaac! Ci imbattiamo in lui: il Signor Ponte delle Torri.

Si innalza su nove possenti arcate, ha una lunghezza di 230 metri e un’altezza di 80. Sulla sua sommità, in un canale scavato, un tempo scorreva l’acqua che riforniva la città. Sulle sue origini si sa ben poco, probabilmente è stato completato alla fine del trecento sui resti di una precedente struttura romana. L’artefice? sempre lui! Il cardinale Albornoz, che intraprese i lavori nello stesso periodo in cui diede ordine di costruire la Rocca.

Anche in questo caso vi dirò una cosa che non troverete molto facilmente in giro. Il ponte è anche tristemente noto per alcuni suicidi che vi sono avvenuti. Gli spoletini non amano sentirlo chiamare così per cui se vi capiterà di andare a Spoleto non dategli questo appellativo!

3. Il Duomo

Scendendo dalla Rocca, in direzione Piazza del Mercato, possiamo ammirare la cattedrale di Santa Maria Assunta in tutta la sua bellezza. Il Duomo di Spoleto è situato ai piedi di una lunga ed ampia scalinata che permette all’ occhio (e anche ai cellulari) di fotografarla in tutta la sua grandezza. All’interno della Chiesa si trova il pregevole ciclo di affreschi dipinto da Filippo Lippi tra il maggio 1467 e il settembre 1469. Dal 2013 piazza Duomo è il set della serie tv Don Matteo! Non potete neanche immaginare quanti turisti arrivino in città per questo motivo!

Da brava cacciatrice di storie però, non posso non raccontarvi ciò che è accaduto qui nel 1856. Francesco Possenti, futuro San Gabriele dell’Addolorata, sentì una voce interiore che lo invitava a lasciare la vita borghese per farsi religioso passionista. Aveva 18 anni e stava assistendo alla processione della Santissima Icona del Duomo di Spoleto.

4. La piazza del mercato

Vedete il vicolo buio alla sinistra della foto? Ecco, da lì sbucherete arrivando dal Duomo in Piazza del mercato.

Prima foro romano, poi piazza principale e mercato all’aperto, oggi centro della movida serale, Piazza del mercato non smette mai di stupire. A partire dall’edificio in foto. E’ la “Fontana di Piazza del Mercato” e la sua curiosa facciata, oltre alla fontana, ospita sia un pomposo monumento barocco che un orologio pubblico. Ovviamente l’edificio è abitato!

5. La casa romana

In via Visiale, tra via del Municipio e via Saffi, su un terrazzamento immediatamente superiore a quello del foro, sorge la Casa Romana.

La prima campagna di scavi finalizzata al rinvenimento della Domus venne effettuata dall’archeologo spoletino Giuseppe Sordini tra il 1885-86, grazie ai finanziamenti dell’ambasciatore inglese sir John Lumley-Savile. Volete sapere a chi apparteneva? Il suo nome era Vespasia Polla, matrona romana nonché madre di Vespasiano. Durante gli scavi infatti emerse un’iscrizione recante la dedica di una donna di nome Polla all’imperatore Caligola e ciò ha lasciato ipotizzare proprio che la casa fosse appartenuta proprio a lei.

Il biglietto d’ingresso ha un costo di € 3, mentre è gratuito per bambini e ragazzi fino a 14 anni.

6. Il teatro romano

Dalla Piazza del Mercato proseguiamo il nostro tour scendendo in Piazza della Libertà. Qui possiamo ammirare dall’alto, ancora prima di entrare nel museo, l’antico Teatro romano della città. Risale al I secolo a.C. e la sua storia è una storia davvero molto travagliata.

Subì danni a causa di una frana, forse a seguito di un terremoto, poi fu riutilizzato come cava di pietra ed infine, nel XII secolo, venne costruita su parte della scena la Chiesa di Sant’Agata, affiancata poi nel XIII e XIV secolo dalle case della famiglia Corvi. Nel Cinquecento erano ancora visibili le rovine del teatro, disegnate dall’architetto e pittore Baldassarre Peruzzi, ma il sito venne identificato solo nel 1891, sempre dal buon vecchio Giuseppe Sordini (lo stesso della Casa Romana).

Oggi il teatro fa parte del Museo Archeologico nazionale di Spoleto ed ospita numerosi balletti e spettacoli, sopratutto durante il Festival Dei Due Mondi.

Quello che non tutti sanno però è che Spoleto ha anche un Anfiteatro romano! Purtroppo le sue condizioni non permettono di visitarlo ma si tratta di un’opera di notevoli proporzioni. Pensate che aveva una circonferenza pari a circa la metà di quella del Colosseo e si stima che ospitasse fino a 30.000 spettatori! Per circa tre secoli fu utilizzato per la realizzazione di spettacoli circensi, gladiatorii e martiri di santi e poi lentamente smantellato per costruire altri edifici della città.

7. La Chiesa di San Domenico

So cosa state pensando. Una chiesa? E cos’avrebbe di particolare? Ebbene questa Chiesa ha tutto di particolare.

Nata come convento domenicano, durante gli anni dell’Inquisizione si ergeva sopra ai locali del terribile Sant’Uffizio di Spoleto. Qui il 18 dicembre 1441 fu processata e condannata a morte Caterinaccia da San Brizio, una delle prime streghe della storia! Oggi nella Chiesa è conservato il Sacro Chiodo, uno dei chiodi che trafissero Gesù Cristo sulla croce, condotto a Spoleto da un santo eremita di Monteluco nel 1464 dopo averlo trovato su una spiaggia. Il Chiodo secondo la tradizione era stato gettato in mare da Sant’Elena, per placare le acque di ritorno dalla Terra Santa. 

8. La Torre dell’olio

Dalla Chiesa di San Domenico possiamo già intravedere la Torre Dell’olio, situata in prossimità di Porta Fuga. Con un’altezza di 45,50 metri, è la torre più alta della città. E’ interamente di proprietà privata e non è visitabile.

La denominazione Torre dell’olio probabilmente risale al secolo XVI e si riferisce all’evento che ebbe Annibale come protagonista. Tito Livio racconta che nel 217 a.C. i Cartaginesi tentarono di entrare in città tramite la porta della città, poi denominata Porta Fuga. Gli spoletini cacciarono Annibale gettando olio bollente dall’alto della torre sulle truppe, mettendole in fuga.

Informazioni utili

Come arrivare a Spoleto e come muoversi in città

Si può raggiungere Spoleto in treno, in macchina. L’aeroporto più vicino è quello di Perugia e dista circa 35 km. Una volta arrivati in città è preferibile parcheggiare in uno dei parcheggi a pagamento subito fuori dal centro storico in zona Ponzianina, in Via della Posterna o a Spoleto Sfera. Clicca qui per leggere orari e costi.

Dove alloggiare

Se volete fare un week end rilassante in mezzo alla natura e siete automuniti vi consiglio di alloggiare in qualche agriturismo appena fuori città come Valle Rosa. Se invece non volete spostarvi troppo e avete poco tempo a disposizione, è preferibile rimanere all’interno del centro storico ed alloggiare in uno dei tanti B&B presenti in città.

Dove mangiare

Spoleto è piena di locali tipici in cui assaggiare la cucina locale. I principali piatti tipici sono gli strangozzi alla spoletina, gli strangozzi al tartufo, lo spezzatino di cinghiale e l’agnello arrosto. Tra i dolci più famosi invece ci sono l’Attorta e la Crescionda spoletina. Il mio posto del cuore? Ovviamente “I due Pini“. Chiamate prima di andare o non troverete mai posto!

Escursioni fuori città

Se avete più di qualche giorno a disposizione vi consiglio di girovagare nei dintorni di Spoleto. Troverete un sacco di cose interessanti da fare. Potete ad esempio visitare le Fonti del Clitunno o salire a Monteluco, dove potrete fare una bellissima passeggiata nel Bosco Sacro o fare una preghiera all’eremo di Sant’Antonio. Infine, se siete degli sportivi vi consiglio la vecchia Ferrovia Spoleto Norcia in MTB.

Eventi e Festival

Spoleto è la città del Festival dei Due Mondi. La città dell’arte per eccellenza. Dal 1958 infatti fa da teatro allo Spoleto Festival, una manifestazione internazionale di musica, arte, cultura e spettacolo che ha luogo tra la fine di giugno e inizio luglio.

Se siete amanti delle tradizioni locali invece, vi segnalo la fantomatica Corsa dei Vaporetti, una storica gara cittadina in sella a dei caratteristici mezzi chiamati appunto Vaporetti e costruiti artigianalmente dalle coppie dei partecipanti.

ABRUZZO INCONTAMINATO – ALLA SCOPERTA DELLA CONCA PELIGNA

Ci sono posti in Italia che meriterebbero l’oscar per la loro bellezza e invece a volte non sono affatto conosciuti o quasi. Tra questi, la Valle Peligna, meglio nota come Conca di Sulmona. Ho vissuto in questa meravigliosa terra per circa nove mesi e da allora conserva un posto speciale nel mio cuore.

Ma partiamo dall’inizio.

Dove si trova esattamente? La Valle Peligna è un altopiano dell’Abruzzo che comprende parte della provincia dell’Aquila e parte di quella di Pescara. Confina a nord con la Conca del Fucino e ad est con il massiccio della Maiella. Pensate che un tempo, più o meno 100 milioni di anni fa, durante l’era Mesozoica, la valle era in realtà sommersa dall’acqua e tutto il territorio faceva parte del fondale di un mare poco profondo. Successivamente il mare divenne un lago ed infine anche il lago si prosciugò.

Perché si chiama così? Questa è una bella domanda per una cacciatrice di storie. E so che la risposta sorprenderà anche voi! La valle prende il nome dall’antico popolo italico dei Peligni che vi abitavano. Stiamo parlando di un popolo più antico dei Romani e più antico degli etruschi! La città di Corfinium era la capitale di questo territorio, patria della Lega Italica, che nel 91 a.C. si scontrò con Roma.

Cosa fare? Aaaaaah adesso si che entriamo nel vivo della questione! Ci sono tantissime cose da fare e da vedere nella vallata, tra natura, castelli, storia, arte e cultura culinaria. Per questo, quello che ti propongo in questa mini guida, non è il classico tour di viaggio, ma una magica esperienza sensoriale made in Abruzzo!

1. Fai base a Sulmona

Il complesso della Santissima Annunziata

Sulmona è la città che ha dato i natali al grande poeta romano Ovidio. Secondo l’ autore de Le Metamorfosi, la città prende il suo nome da Solimo, uno dei compagni di Enea, di ritorno da Troia. Le tracce della Sulmona romana sono riemerse dagli scavi nel tempio di Ercole Curino, posto ai piedi del monte Morrone in cui, secondo un’antica leggenda, vi sarebbero i resti della villa di Ovidio.

Ecco i principali monumenti di interesse della città:

  • Complesso Santissima Annunziata
  • Chiesa di San Francesco della Scarpa (+ il relitto del secondo ingresso laterale)
  • Chiesa di Santa Maria della Tomba
  • Acquedotto Svevo in Piazza Garibaldi
  • Fontana del Vecchio (secondo la leggenda il Vecchio è Solimo)
  • Statua di Publio Ovidio Nasone in Piazza XX Settembre

La cosa davvero incantevole di Sulmona è che puoi girarla comodamente tutta a piedi. La sua pianta è ellittica e facendo il giro delle sue mura potrai ammirare le porte della città ancora perfettamente conservate.

Il mio consiglio è quello di alloggiare in questa città. Da qui potrai raggiungere tutte le altre tappe del tour in giornata. L’ Albergo Stella è il posto giusto dove puoi fare base. Comodo, centrale e con un oste super ospitale!

Se capiterete durante il periodo della Pasqua, potrete partecipare ai festeggiamenti della settimana santa della città. Ogni anno migliaia di turisti e fedeli si radunano in Piazza Garibaldi per assistere alla “Madonna che scappa in piazza”, un evento davvero eccezionale che rievoca l’incontro tra la Madre di Gesù e il Cristo risorto.

2. Visita il museo dei confetti Pelino

Vi siete mai chiesti da dove vengano i confetti? chi li ha inventati? Come si lavorano?Ebbene qui troverete tutte le risposte. Non potete perdervi il Museo dei Confetti di Sulmona che si trova all’interno della Fabbrica della Famiglia Pelino. Qui potrete scoprire la storia dei confetti, che si dice risalgano al XV secolo, fonti certe dimostrano che una piccola bottega artigianale sorgesse proprio in questo periodo presso il monastero di Santa Chiara e che addirittura le monache si cimentassero in questa arte.

Non solo! Potrete osservare la lavorazione dei confetti direttamente in fabbrica ed acquistare i caratteristici mazzi di fiori variopinti, oppure margherite o papaveri. Ogni confetto di ciascun mazzo può avere varie tipologie di gusto, dal cioccolato al caramello, dalla mela all’arancia.

3. Immergiti nel silenzio dell’eremo di Sant’Onofrio al Morrone

Appena fuori Sulmona, proprio sulle scoscese pendici del monte Morrone, sorge l’eremo di Sant’Onofrio. L’edificio religioso risale al XIII secolo e custodisce la memoria di Pietro da Morrone, il frate eremita che salì al soglio pontificio nel 1294 col nome di Celestino V e che, dopo soli 4 mesi rinunciò al papato per tornare nel suo eremo. Subito dopo il 1320, l’ordine dei Celestini intraprese una forte espansione sia in Italia che all’estero. Oggi purtroppo questo ordine non esiste più, tutti i monasteri sono stati soppressi nel 1810. Solo due monasteri femminili sono sopravvissuti: quello di San Basilio a l’Aquila e quello di San Ruggero a Barletta. 

Come arrivare? Da Sulmona si raggiunge la frazione Badia e poi il belvedere alle pendici del Morrone, dove sorgono un punto ristoro e un’area picnic. Da qui si può scegliere di salire all’eremo di S. Onofrio, oppure di scendere al sito archeologico del Santuario di Ercole Curino (dove si presume vivesse lo stesso Ovidio).

 Tempo di percorrenza del sentiero per famiglie: 20 minuti a piedi.

4. Organizza una visita in cantina

Quando si parla di Abruzzo, si parla di una delle cucine più tradizionali d’Italia. L’isolamento di questa zona di montagna ha reso l’arte culinaria di questo territorio autentica e indipendente. Assolutamente tutta da gustare!

Per un’esperienza sensoriale davvero unica, vi consiglio una visita in una delle numerose cantine presenti nella Valle, per assaggiare un buon Montepulciano d’Abruzzo, oppure un calice di Cerasuolo o di Trebbiano d’Abruzzo. C’è n’è per tutti i gusti!

Ecco alcune delle cantine della zona:

  • Azienda agricola Vallereale a Popoli
  • Azienda agricola Presidium a Prezza
  • Azienda agricola Cataldi Madonna a Ofena

Il mio consiglio è quello di godervi la visita, osservare la coltivazione e la lavorazione di questi vini e poi portarvi a casa anche qualche bottiglia! In questo modo potrete degustarveli quando e dove volete, magari accostandoci anche altre prelibatezze locali come le zolle di aglio rosso di Sulmona o qualche bruschetta con scamorza abruzzese. Aperitivo garantito al 100 %!

5. Visita il castello Caldora di Pacentro

Tra i borghi più caratteristici della Valle Peligna troviamo Pacentro. Per chi non lo sapesse, questo è il paese originario di casa Ciccone. Ebbene si, sto parlando proprio di Madonna gente!

Il Paese è situato alle porte della Valle Peligna ed il suo castello sembra appollaiato in alto per farne la guardia. Purtroppo non è possibile entrarvi ma fare un salto qui è d’obbligo. Non ve ne pentirete.

Tra le tradizioni locali spicca la “Corsa degli Zingari“, ovvero la gara podistica a piedi nudi che si tiene la prima domenica di settembre in onore della Madonna di Loreto. I giovani del paese salgono sulle pendici del Colle Ardinghi e al suono improvviso della campana della chiesetta dedicata alla Vergine si lanciano scalzi lungo il ripido e aspro sentiero che dal colle porta alla chiesa riportando non poche ferite. La corsa ha origini antichissime, la leggenda vuole che in questo modo il condottiero Giacomo Caldora scegliesse tra i popolani coloro che meritavano di far parte del suo esercito. 

6. Rilassati sulle rive del lago di Scanno

Metti una giornata di sole, una leggera brezzolina di montagna, un telo da mare e un lago a forma di cuore… e il gioco è fatto! Come ultima tappa di questo viaggio sensoriale made in Abruzzo vi consiglio una giornata al lago di Scanno. Parola d’ordine: RELAX.

Il lago è un lago montano, situato a 922 metri sul livello del mare e si trova a metà strada tra Villalago e Scanno. Nel 2012 è stato protagonista di una storia moooolto particolare. Alcuni sommozzatori si sono resi conto che, una volta immersi, non riuscivano più a trovare il nord per via delle loro bussole impazzite. Nello stesso anno si sono verificate altri strani fenomeni come delle onde anomale sul lago. Tutto ciò ha richiamato l’attenzione degli studiosi dell’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma che hanno scoperto la presenza di campi magnetici nella zona nord del fondo del lago.

VALTELLINA EXPERIENCE – 5 COSE PER CUI RIMARRETE A BOCCA APERTA

Per chi non è mai sazio di avventure, la Valtellina è il posto giusto! Ecco 5 cose da fare prima o poi nella vita in questa terra meravigliosa:

1. Mangiare i Pizzoccheri

In qualsiasi cittadina della Valtellina tu decida di fare tappa, a Chiavenna, Morbegno, Tirano, Bormio o Livigno, devi assolutamente assaggiare i famosissimi Pizzoccheri. Si tratta di un tipo di pasta simile alle tagliatelle ma preparata a base di farina di grano saraceno, condita con verze, patate, burro e soprattutto formaggio Valtellina Casera DOP. Sono assolutamente devastanti! Se vuoi provare anche altre prelibatezze locali, ti consiglio di assaggiare anche la bresaola. Per quanto riguarda i vini, ti presento il re e la regina di questa zona: Valtellina superiore Inferno e Valtellina superiore Sassella.

Durante il mio ultimo soggiorno a Morbegno ho avuto modo di assaggiare sia i Pizzoccheri che la Bresaola presso l’azienda agrituristica La Fiorida. Un posto veramente magico. L’agriturismo organizza visite guidate all’interno della propria fattoria e all’interno del proprio caseificio e ti dà l’opportunità di assaggiare prodotti a km 0 di altissima qualità. Pensate che è l’unica azienda agricola in Italia ad avere al suo interno un ristorante stellato!

2. Attraversare il Ponte Tibetano più alto d’Europa

Se ami le avventure, non puoi perderti questa esperienza al cardiopalma! Situato in Val Tartano, a 140 m di altezza, il Ponte nel Cielo è il ponte tibetano più alto d’Europa. Non è necessario alcun tipo di abbigliamento specifico per attraversarlo, bastano un paio si scarpe da ginnastica, un k-way in caso di maltempo ( ve lo consiglio perché io con l’ombrello ho rischiato di prendere il volo) e tanto coraggio!

In realtà il ponte è accessibile anche a bambini e cani ed è costruito in modo tale da essere sicuro al 100%. Questo non significa certo che attraversarlo sia così come bere un bicchier d’acqua ma di sicuro ne vale la pena! Go jhonny go!

Il costo del biglietto è di 5 euro. Vi consiglio di acquistare il biglietto online.

3. Assaggiare la pregiata carne di Highlander

Questa esperienza è davvero particolare, sopratutto perché mi ci sono imbattuta per caso. Proprio vicino al parcheggio del Ponte nel Cielo infatti ho scoperto l’agriturismo Highlander, che non si chiama così in onore dell’ultimo immortale ma per la particolare razza di bovini che alleva.

La vacca Highlander, ovvero delle Highlander, è una razza bovina originaria dalla Scozia. La sua carne è molto pregiata in quanto più magra e povera di colesterolo. Questo animale ha un folto pelo scuro che lo aiuta a mantenere la temperatura corporea ad alti livelli, senza dover avere uno spesso strato di grasso sottocutaneo.

In questo locale potrete assaggiare degli ottimi bocconcini di highlander con la polenta taragna ed osservare dall’alto il Ponte nel Cielo, di fronte ad un bicchiere di vino, immersi nel verde della Val Tartano. Ho detto tutto.

4. Visitare il parco delle incisioni rupestri a Grosio

Grosio è un piccolo paese in provincia di Sondrio ma possiede un patrimonio artistico da fare invidia alle migliori metropoli europee. Qui si trova il Parco delle incisioni rupestri con la famosa Rupe Magna. Con una lunghezza di 85m e una larghezza di 35, questa roccia raffigurante figure di origine primitiva, è stata la tela degli uomini primitivi per 3000 anni. Pensate che vi sono state incise più di cinquemila raffigurazioni databili tra la fine del Neolitico e l’età del Ferro! Un vero gioiellino per chi ama la storia e l’arte.

All’interno dello stesso parco poi è possibile fare un salto di giusto qualche secolo e visitare i castelli di San Faustino, detto anche Castello Vecchio, e Visconti Venosta detto anche Castello Nuovo. I selfie si sprecheranno.

5. Percorrere il sentiero Valtellina in bici

Il sentiero Valtellina è un itinerario ciclopedonale che si sviluppa lungo il fiume Adda
tra Colico e Bormio, per una distanza complessiva di 114 km. Potete scegliere di farne solo un tratto oppure tutto (certo ci vuole un pò allenamento). Lungo il percorso sono presenti 40 aree di sosta attrezzate (da verificare con i comuni quali sono aperte e quali no per via dell’emergenza sanitari).

Queste sono solo alcune delle cose che potrete osservare lungo il sentiero:

  • Forte di Fuentes
  • Forte Montecchio nord
  • Pian di Spagna
  • Terrazzamenti Retici
  • Frana di Val Pola