VINADIO, IN CAMMINO TRA STORIA, NATURA, ARTE E GIGANTI!

Tra maggio e settembre del 2017 ho vissuto a Cuneo per lavoro ed ho avuto la fortuna di andare alla scoperta (come al mio solito) di tantissimi posti avventurosi nascosti nelle vallate circostanti. Uno di questi è Vinadio, nell’alta Valle Stura. Già il nome di questa meravigliosa cittadina nasconde in sè una storia davvero unica. Secondo un’antica tradizione infatti, Vinadio è la traduzione italiana del nome occitano “Vinai” che potrebbe essere la contrazione di “Vin aigre – vino aspro”. A testimonianza di questa teoria ci sarebbe anche lo stemma del Comune, in cui è rappresentato un grappolo d’uva. Ma partiamo dall’inizio di questa storia che ci porterà all’interno di un cammino unico, dove arte, natura e cultura si fondono con le storie delle persone di queste terre. Dove si trova la Valle Stura? e chi sarebbero questi Occitani?

LA CULTURA OCCITANA

La Valle Stura inizia a Borgo S. Dalmazzo, in Piemonte, anche se l’inizio simbolico di questa valle si può collocare idealmente nel centro di Cuneo, in quel corso Francia che punta rettilineo in direzione del colle della Maddalena. Dopo i borghi di Gaiola e Moiola, la Valle si apre in corrispondenza dell’abitato di Demonte, per proseguire poi in salita fino a Vinadio. Proprio tra queste montagne risiede ancora oggi quello che rimane della cultura Occitana in Italia. Non sapete bene cosa sia? Ora ve lo racconto meglio.

L’Occitania non è una Nazione, né è mai esistita come tale. Si tratta di alcuni territori del sud della Francia, della Spagna (a ridosso dei Pirenei) e del Piemonte sud-occidentale, in cui le persone parlano un lingua speciale, detta d’Oc, che non è né italiano, né francese e né spagnolo ed hanno una cultura e tradizione proprie. La prima volta che questo nome è comparso nella storia è stato intorno al XII secolo, quando la Francia non era l’entità statale che attualmente è e molti feudi iniziarono a parlare una lingua comune a metà tra lo spagnolo, il francese e l’italiano. Nello stesso periodo in cui si diffuse questa lingua, nelle stesse regioni, si diffuse anche il catarismo, una nota eresia cristiana con una propria organizzazione ecclesiastica, parallela a quella ufficiale romana presente sul territorio. Questo portò alla nascita di diverse tradizioni, feste, canti e balli popolari che ancora oggi riscaldano gli inverni in queste montagne. All’interno del Forte di Vinadio c’è una sezione del Museo interattivo della “Montagna in Movimento” in cui è possibile rivivere tutto ciò. Davvero molto, molto bello.

IL FORTE ALBERTINO

By Twice25 – Self-photographed, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1217528

Andare a Vinadio e non visitare il Forte Albertino è praticamente impossibile. La Fortezza fiancheggia tutto il paese a ponente e con una lunghezza di circa 1.200 metri è una delle strutture difensive militari più importanti di tutto l’Arco Alpino. Nonostante la sua maestosità, la struttura costruita nel 1834 per volontà di Carlo Alberto di Savoia non non fu mai teatro di scontri e la sua importanza andò con il tempo a scemare. E aggiungo: per nostra fortuna! Questo suo mancato utilizzo prettamente militare infatti l’ha aiutata a preservarsi dalle rovine del tempo. All’interno, il Forte ospita il museo “Montagna in movimento”. Come accennato sopra, il museo è davvero molto particolare, oserei dire alternativo. Racconta la storia di come in passato ad essere al centro del mondo non fossero le città o le capitali, ma le montagne! E lo fa in maniera davvero emozionante, attraverso l’uso di linguaggi multimediali innovativi come la virtual reality.

L’INCREDIBILE STORIA DEI GIGANTI DI VINADIO

Alle porte della fortezza, sul ciglio della strada che collega l’Italia con la Francia, due figure imponenti presidiano e sorvegliano l’abitato. Si tratta dell’opera dell’artista scozzese David Mach, che ricorda i giganti Battista e Paolo Ugo di Vinadio. La loro storia sembra quasi una fiaba dei fratelli Grimm. Non posso non raccontarvela!

Tutto ebbe inizio proprio qui, a cavallo tra Ottocento e Novecento. Battista nacque il 21 giugno 1876, mentre Paolo il 28 giugno 1887. Il papà Antonio e la mamma Maria Teresa erano gente umile e operosa. Si accorsero subito di aver dato alla luce due bimbi eccezionali: due giganti. I fratelli crescevano in fretta, si prodigavano per contribuire al sostentamento della famiglia lavorando come potevano, come contadini, pastori e taglialegnama, ma vestirli era un’impresa e sfamarli forse lo era ancora di più. Pensate che Battista era alto due metri e sessantacinque centimetri, mentre Paolo era poco più basso. 

Nell’autunno del 1891 il maggiore viene mandato dal padre oltre le Alpi, in Francia, per lavorare come boscaiolo a Barcellonette. Qui viene notato dal proprietario di un circo itinerante che gli propone di unirsi al carrozzone prospettandogli guadagni e notorietà. Battista accetta e da quel momento divenne il fenomeno da baraccone conosciuto in tutto il mondo. Nel 1905 Paolo decise di seguire il fratello. Tutto quello che guadagnavano lo spedivano a casa, tutti conoscevano i Géants des Alpes, ovvero i Giganti delle Alpi. Il loro cappello a cilindro nero ed il loro bastone da passeggio fece il giro d’Europa. Il 15 febbraio del 1914 Paolo morì, a soli 26 anni, a causa di una brutta malattia, e Battista rimase solo. Con il morale a pezzi ma con un nuovo contratto in tasca, decise lo stesso di partire alla volta dell’America, per entrare a far parte del Circo Barnum&Bailey di New York. Ma la sua vita non era più la stessa, e nemmeno lui lo era. Vestito in maniera sempre più ridicola, lontano dalla sua terra e dai suoi affetti, il gigante di Vinadio cominciò a lasciarsi andare.

Battista morì dopo soli due anni da suo arrivo in America. Il New York Times del 24 aprile del 1916 scrisse: “Muore gigante del circo: soffriva di nostalgia di casa”.

Il SANTUARIO DI SANT’ANNA

Per concludere questo fantastico percorso nella storia e nelle storie delle persone, non c’è miglior modo che salire fisicamente (o anche solo con l’immaginazione) fino al santuario di Sant’Anna di Vinadio. Pensate che si trova ad un’altitudine di 2010 metri e giustamente è il santuario più alto d’Europa. Le sue origini risalgono al Medioevo, quando era un ospizio per viandanti. Oggi la chiesa, che si affaccia su di un belvedere davvero mozzafiato, meta di numerosi pellegrinaggi italiani e francesi, è aperta solo nel periodo estivo. La festa patronale cade ogni anno il 26 luglio ed è davvero un’occasione unica per ammirare dall’alto tutta la vallata.

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